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La figura del catechista secondo Papa Francesco In evidenza

Antiquum ministerium. Questo è il titolo della Lettera Apostolica di Papa Francesco che costituisce un ulteriore passo per il rinnovamento della catechesi e la sua efficace opera nella nuova evangelizzazione. Un servizio ecclesiale che vede tutta la comunità cristiana impegnata nell’opera di evangelizzazione.

Nella Lettera Apostolica Antiquum ministerium, Francesco ripercorre il ministero del catechista dalle origini della Chiesa fino ad oggi. Evidenzia il grande contributo del Concilio e invita a scegliere «uomini e donne di profonda fede e maturità umana, che abbiano un’attiva partecipazione alla vita della comunità cristiana, che siano capaci di accoglienza, generosità e vita di comunione fraterna, che ricevano la dovuta formazione biblica, teologica, pastorale e pedagogica».

Il catechista, chiamato da Dio ad un compito e ad una missione prioritaria nella vita ecclesiale, non solo è espressione della comunità cristiana ma né è parte viva e integrante perchè ne incarna la vocazione missionaria.

La Lettera Apostolica Antiquum ministerium presentata sotto forma di «Motu proprio» martedì 11 maggio 2021 in Sala Stampa Vaticana, istituisce formalmente il ministero di catechista, sottolineando il ruolo del laico in seno all’opera di evangelizzazione tanto auspicato dal Vaticano II, da Evangelii nuntiandi, dal Catechismo della Chiesa Cattolica, da Catechesi tradendae, dal Direttorio catechistico generale, dal Direttorio generale per la catechesi e dal recente Direttorio per la catechesi.

Annota Papa Francesco: «L’evangelista [Luca]sembra essere ben consapevole che con i suoi scritti sta fornendo una forma specifica di insegnamento che permette di dare solidità e forza a quanti hanno già ricevuto il Battesimo». Il Papa ribadisce che la finalità dell’atto catechistico è legata alla crescita della mentalità di fede che deve manifestarsi solida, forte e autentica nella vita di coloro che sono stati iniziati alla vita cristiana con il Santo Battesimo.

Nel testo il Papa ripercorre la “storia” di questo ministero. «Fin dai suoi inizi la comunità cristiana ha sperimentato una diffusa forma di ministerialità che si è resa concreta nel servizio di uomini e donne i quali, obbedienti all’azione dello Spirito Santo, hanno dedicato la loro vita per l’edificazione della Chiesa. I carismi che lo Spirito non ha mai cessato di effondere sui battezzati, trovarono in alcuni momenti una forma visibile e tangibile di servizio diretto alla comunità cristiana nelle sue molteplici espressioni, tanto da essere riconosciuto come una diaconia indispensabile per la comunità».

Le parole del Papa sono un elogio per chi, nel corso dei secoli, ha speso la propria vita a servizio del Vangelo all’interno delle varie espressioni della comunità cristiana.

L’azione evangelizzatrice della Chiesa primitiva costituisce un esempio per le comunità cristiane odierne: cifra e paradigma per chi oggi vuole spendersi nella “vigna del Signore”. «L’intera storia dell’evangelizzazione di questi due millenni mostra con grande evidenza quanto sia stata efficace la missione dei catechisti. Vescovi, sacerdoti e diaconi, insieme a tanti uomini e donne di vita consacrata, hanno dedicato la loro vita all’ istruzione catechistica perché la fede fosse un valido sostegno per l’esistenza personale di ogni essere umano».

Attenta alla voce dello Spirito, la Chiesa tutta ha dato voce al Vangelo e, nello stile della sinodalità e con grande senso di responsabilità e partecipazione, in ogni angolo della terra, pastori e fedeli, fondatori e famiglie religiose, rispettose del loro carisma, hanno fatto della catechesi e dell’evangelizzazione il primum della loro apostolato. La storia della catechesi è la storia della spiritualità cristiana. Infatti parola e ascesi, verbo e vita cristiana sono aspetti di un medesimo mistero.

Il servizio catechistico nasce da una chiamata che suscita un’esperienza di grazia che avvolge la vita del catechista e lo sostiene nella sua opera educativa. Il suo servizio ministeriale colloca l’apostolato all’interno dell’universale vocazione missionaria della comunità ecclesiale. Nell’esercizio quotidiano dell’ascolto della Parola di Dio, il catechista riscopre il senso originario della catechesi come eco della Parola. Nella piena funzione dell’atto catechistico, colui che accompagna alla fede non si limita a spiegare la Parola ma fa risuonare la Parola nella gioia e racconta la bellezza del vangelo di Gesù Cristo, incarnato nella Chiesa.

Francesco sottolinea che «ricevere un ministero laicale come quello di Catechista imprime un’accentuazione maggiore all’ impegno missionario tipico di ciascun battezzato che si deve svolgere comunque in forma pienamente secolare senza cadere in alcuna espressione di clericalizzazione».

Dobbiamo creare comunità votate all’essenziale, aperte alla novità, desiderose di immergersi nel nuovo, nell’inedito e nell’inesplorato, capaci di captare e di fare proprio più degli altri il passaggio dalla fede tradizionale a quella testimoniale. La conversione di mentalità nelle nostre chiese deve passare necessariamente attraverso le nuove generazioni. Papa Francesco conclude sottolineando la stabilità del servizio catechistico, la necessità di coinvolgere persone adulte nella fede e ricche di maturità umana, con un forte senso di appartenenza ecclesiale e partecipazione alla vita comunitaria e con una spiccata vocazione missionaria.

Le comunità cristiane ripercorrendo la storia della spiritualità e dell’azione pastorale, hanno da inventare nuovi modelli di santità, nuovi stili di vivere il mistero della chiesa che sappia e voglia camminare con il passo di tutti, una chiesa dinamica, fantasiosa, dotata di una struttura leggera, attenta a Dio e attenta all’uomo in situazione, una chiesa sul modello della chiesa delle origini, dove ognuno si senta accolto, amato, rispettato, valorizzato, una chiesa che pensa nella fede, che vive di fede, dove non ci sia frattura tra fede e vita, ma coerenza, testimonianza e credibilità.

 

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Ordinazione Diaconale Giugno - Spina In evidenza

29 GIUGNO 2021 - ORE 18

Chiesa Cattedrale

 

ORDINAZIONE DIACONALE

di

MICHELE GIUGNO
ANGELO SPINA

 nel 40° anniversario di Sacerdozio

del nostro Vescovo Mario

In quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio da parte degli ellenisti contro gli Ebrei, perchè le loro vedove erano trascurate nell’assistenza quotidiana. I dodici, convocata la moltitudine dei discepoli, dissero: Non `e conveniente che noi lasciamo la Parola di Dio per servire alle mense. Pertanto, fratelli, cercate di trovare fra di voi sette uomini, dei quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Quanto a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della Parola. Questa proposta piacque a tutta la moltitudine; ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia. Li presentarono agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani. La Parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche un gran numero di sacerdoti ubbidiva alla fede.

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Il giudice Livatino sarà Beato il 9 maggio In evidenza

Il rito sarà celebrato nella cattedrale di Agrigento e presieduto dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Ucciso il 21 settembre 1990 "in odio alla fede", per la beatificazione del giovane magistrato è stata scelta la stessa data in cui Giovanni Paolo II - nel 1993 - fece visita alla città siciliana e lanciò la famosa invettiva contro la mafia.

A presiedere la celebrazione nella cattedrale del comune siciliano, sarà il cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nell'udienza al Consiglio superiore della magistratura, il 17 giugno 2014, Papa Francesco definì Livatino "testimone esemplare, giudice leale alle istituzioni, aperto al dialogo, fermo e coraggioso nel difendere la giustizia e la dignità della persona umana". Il giovane magistrato morì per mano di quattro killer della Stidda, la mafia agrigentina, lungo la statale che ogni mattina percorreva con la sua utilitaria da Canicattì - dove viveva con i genitori - al tribunale di Agrigento. Aveva rifiutato la scorta sebbene consapevole dei rischi a cui era esposto. Il giudice ragazzino, soprannome con cui è passato alla storia, non voleva che "altri padri di famiglia" dovessero pagare a causa sua: viene ucciso, solo, colpito alle spalle. Il 22 dicembre 2020, Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che ne riconosce il martirio “in odio alla fede”. La motivazione che spinse la mafia ad eliminare Livatino, si legge nel documento che ha annunciato la decisione del Papa, "fu la sua nota dirittura morale per quanto riguarda l’esercizio della giustizia, radicata nella fede. Dai persecutori era ritenuto inavvicinabile, irriducibile a tentativi di corruzione proprio a motivo del suo essere cattolico praticante".

“Dio ha detto una volta: non uccidere. Non può l’uomo, qualsiasi uomo, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio. Nel nome di Cristo, mi rivolgo ai responsabili: convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio! - Giovanni Paolo II - 9 maggio 1993, Agrigento”.

Da Vatican.news

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Incontro Giovani e Famiglie In evidenza

30 MAGGIO 2021

Incontro Giovani e Famiglia

«Il Signore dona a tutti noi una vocazione che è una provocazione per farci scoprire i talenti e le capacità che possediamo e perché le mettiamo al servizio degli altri. Ci chiede di usare la nostra libertà come libertà di scelta, di dire “sì” a un progetto d’amore, a un volto, a uno sguardo. Questa è una libertà molto più grande che poter consumare e comprare cose. Una vocazione che ci mette in movimento, ci fa abbattere trincee, aprire strade che ci ricordino quell’appartenenza di figli e fratelli».

Papa Francesco

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