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Musical di Casa Wojtyla In evidenza

Musical di Casa Wojtyla

Grande successo in teatro del nuovo musical di Casa Wojtyla

Un musical in grande stile, “Lo scriba e il principe”, un vero e proprio kolossal, che ha debuttato in teatro, al Rosso di S. Secondo giovedì 16 maggio, frutto del lavoro dei ragazzi di Casa Wojtyla, l’oratorio-laboratorio della parrocchia Sacro Cuore di Caltanissetta.Il soggetto (di Natali-Fantera-Marziali) è una storia ambientata nell’antico Egitto in cui gli Ebrei erano schiavi. La vicenda di Rimose, che da vecchio ricorda la sua vita con una serie di flash-back, è parallela a quella di Mosè: anche lui salvato dalle acque, diventa lo scriba del faraone e scopre da adulto la sua vera identità, che la madre adottiva aveva voluto nascondergli per proteggerlo nell’ambiente della corte. Una rivisitazione di una pagina biblica, attraverso una storia d’amore, quella tra Rimose e Miriam, ragazza ebrea, segno di come l’amore può fare superare le differenze, perché l’altro è sempre una persona da incontrare, anche se parla un’altra lingua e viene da un’altra cultura, ma può entrare potentemente nel nostro cuore.

Protagonisti pienamente all’altezza del compito non facile di interpretare musicalmente una storia, un corpo di ballo con due solisti e 14 danzatori sincronizzati all’unisono, e le voci soliste di Valentina Pernicano e Simona Amico con gli arrangiamenti musicali di Aldo Giordano, che ha musicato anche una canzone originale, composta da padre Salvatore Rumeo esclusivamente per questa edizione del musical. Coreografie di Antonella Guagenti e Giulia Carlino, costumi originali cuciti a mano dalle signore di Mani e fantasia (una ventina di mamme animatrici del Laboratorio), trucco di Doriana D’Alessandro e Anna La Verde, e anche la regia è stata al femminile, con Giulia Iannì e Teresa Riggio (assistente alla regia Giuseppe Alaimo) audio e luci di Art & Spettacolo. I ragazzi di Casa Wojtyla lavorano dal 2003 con i linguaggi teatrali e musicali, e sono stati già protagonisti di altre rappresentazioni: Pinocchio, Interrogatorio a Maria, L’abbraccio del Padre (con 13 repliche in diverse città anche fuori dalla Sicilia), un vero e proprio repertorio, che ha permesso loro di crescere nel tempo in qualità artistica e di rinnovare il gruppo con l’ingresso di nuovi giovani.

Per molti di loro però Lo Scriba e il Principe è stato un debutto assoluto sulle tavole di un palcoscenico teatrale: esame superato con lode e tanta adrenalina trasformata in energia positiva che ha dato forza allo spettacolo. Lo scriba e il principe è stato replicato tre volte: due matineè per gli alunni delle scuole e poi lo spettacolo serale per tutta la città, con un impegno notevole da parte di tutti, che hanno accettato di mettersi in gioco in una sfida non facile con grande entusiasmo e determinazione. La serata è stata dedicata al ricordo di Marco Chiarello, il giovane tecnico teatrale scomparso qualche anno fa, come ha spiegato il parroco, padre Salvatore Rumeo, particolarmente emozionato, nella presentazione iniziale: la Compagnia si esibiva in Teatro per la prima volta dalla scomparsa di Marco, che al lavoro teatrale aveva dedicato la sua raffinata professionalità, maturata nella prima scuola di mestieri teatrali che si era tenuta a Caltanissetta nel 1998 per volontà del Sindaco Michele Abbate, presso il teatro Margherita, in cui Marco Chiarello si era formato.

E con lo stesso impegno aveva seguito per tanto tempo il lavoro dei ragazzi di Casa Wojtyla, facendo dell’accoglienza senza riserve la fonte di energia che può sostenere anche operazioni complesse, con il coraggio di chi sa che se vuole veramente ce la può fare; trovando nella Chiesa sul territorio gli spazi di libertà che promuovono e accompagnano la loro partecipazione. Un musical è una costruzione corale, un’esperienza che esalta il protagonismo di ciascuno nella dimensione della comunità, sul piano artistico e sul piano umano. È un esempio importante, che dovrebbe fare scuola, per costruire una città che sappia valorizzare il tesoro di tutte le sue risorse. Senza piegarsi alla rassegnazione, senza mai rinunciare a puntare in alto.

 

 

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