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DALLA PARTE DELLE NUOVE GENERAZIONI

Stare dalla parte dei ragazzi e dei giovani e condividere i loro sogni e progetti di vita, ora avvincenti ora malinconici perché irrealizzabili.

In questi ultimi decenni la nostra Diocesi ha riscoperto in più Parrocchie il seme dell’Oratorio parrocchiale come una possibile pedagogia pastorale ecclesiale per educare alla fede le nuove generazioni. La Chiesa ha il diritto e il dovere di provvedere non solo a generare i figli nella fede, ma anche ad educarli nell’ambito che le compete; ciò per essere fedele alla sua identità e al suo ruolo: rispettando il suo slancio missionario nella fedeltà al mandato del Signore.

Casa Wojtyla è un’esperienza pastorale rivolta ai giovani. Dal 2003 opera nella comunità parrocchiale del Sacro Cuore. E’ uno spazio ecclesiale, una comunità che educa all’integrazione vita-fede, rivolto in particolare a bambini, ragazzi, adolescenti e giovani. E’ uno spazio di proposte e dialogo in particolare con la cultura giovanile, per ascoltarne fermenti e contraddizioni ed esserne, al contempo, una proposta e una risposta.

Perché la decisione di dedicare un’attività pastorale a San Giovanni Paolo II? La risposta la troviamo nelle pieghe visibili e nascoste di un pontificato che ha segnato la vita del nostro secolo. Ha scelto i giovani fin dall’inizio del Suo ministero apostolico. Attraverso la sua testimonianza e il suo agire profetico ha saputo condurre i giovani a Cristo e li ha resi protagonisti del loro futuro. «La Chiesa ha bisogno dei giovani» diceva il Papa e loro hanno risposto con lo slancio tipico del mondo giovanile e mettendoci dentro il cuore e l’anima. Si è donato completamente ai giovani invitandoli alla santità e a farsi costruttori della civiltà dell’amore.

A proposito di Cuore. Nella nostra Chiesa, sulla pala che si trova alle spalle del simulacro di San Giovanni Paolo II si legge: «Tu sei un pensiero di Dio, un palpito del Suo Cuore». Queste parole furono rivolte dal Santo Padre il 23 settembre 2001 ai giovani universitari del Kazakistan in occasione di un viaggio apostolico. C’è tutta la pienezza e il significato dell’ incontro tra Dio e l’uomo. Un attimo, un respiro, un palpito: questo è il giovane per Dio. Quasi non potesse far a meno dei giovani e di ogni uomo. Un pensiero, una preoccupazione, una premura: siamo nella mente e nel Cuore di Dio. Allora c’è da pagare di persona, c’è forse da perdere tutto: ma questo è il prezzo di chi ama. Come Dio!

Casa Wojtyla è anche Oratorio di Samaria perché luogo di incontro, di fraternità, di preghiera e di amicizia. Afferma il nostro Vescovo Mario nella Lettera Pastorale Il pozzo e la brocca

Perché non pensare all’oratorio… di Sicàr che, come il pozzo di Giacobbe, possa divenire nelle nostre parrocchie luogo di incontro confronto ascolto dialogo amicizia preghiera discernimento accompagnamento spirituale per i giovani, le coppie di sposi, le famiglie… genitori e figli insieme? Siamo arrivati al pozzo con le nostre brocche screpolate… ed è “accaduto” anche per noi l’incontro che cambia la vita? L’uomo Gesù è davvero anche per noi, come per la donna di Samaria, un profeta, il Messia di Dio, il Salvatore del mondo? Se i ragazzi, i giovani e le coppie di sposi che frequentano il pozzo delle nostre parrocchie non percorrono queste tappe del loro cammino credente forse il problema non è dei “riceventi” ma di noi “emittenti”, ascoltatori a volte distratti e incapaci di “cogliere” la sete del cuore e la fame della mente della nostra gente…Quanto bisogno di ascolto nel cuore delle persone… Quanto desiderio, spesso frustrato bloccato non educato, di raccontarsi alberga nell’animo di sposi, giovani, anziani, bambini… E all’ora sesta la parrocchia di Gesù al pozzo di Giacobbe aveva ancora le porte aperte… non per un appuntamento ma per un appostamento…

E il pozzo di Sicàr diventa la sorgente dove rifocillarsi e riprendere forza per riandare a servire il prossimo chiamato a crescere nella fede, per riportare nella locanda i giovani che il Signore affida alle cure delle nostre comunità. Nella locanda dell’Oratorio c’è spazio per tutti, perché luogo di ristoro e riposo. Prendersi cura e basta. Così è dell’educatore, dell’animatore che sente la passione per le nuove generazioni. Questa è la legge che regna sovrana in ogni logica educativa. Perdere per guadagnare. Chinarsi per risorgere e non da soli.

A Casa Wojtyla c’è sempre qualcuno disposto a prendersi cura degli altri, a darsi in pienezza e così farsi promotore dell’incontro con Colui che ha il potere di cambiare la vita.

CASA WOJTYLA: LE MOTIVAZIONI DI UN PROGETTO

Nasce così Casa Wojtyla. Un’esperienza che diventa spazio dove far maturare la fede dei giovani a partire dalla loro storia quotidiana e dai loro bisogni.

Quali, allora, le attenzioni della comunità cristiana per le nuove generazioni? Perché Casa Wojtyla?

Un primo elemento è quello dell’accoglienza senza riserve: nasce dal desiderio di comunicare la gioia e la speranza che si sperimenta nella comunione con Cristo e con i fratelli. Ma tale comunicazione può avvenire solo all’interno di una relazione in cui la novità diventi visibile e sperimentabile. Una comunità è davvero aperta non quando colloca i giovani dentro uno spazio loro, ma quando consente ad entrare in rapporto con loro e con la ricchezza della loro identità.

La comunità si deve interrogare sulla sua capacità di accoglienza e sullo stile della sua vita: i giovani, accolti in un tessuto amorevole di accoglienza, potranno maturare un senso ecclesiale tale che, una volta maturata la vocazione missionaria, la percepiscano non solo come risposta personale ma anche come forma di espressione della comunità a cui è affidato il mondo perché sia evangelizzato.

Un secondo elemento è quello dell’ascolto premuroso ed aperto del mondo giovanile, per discernere il vero presente nel nuovo delle culture e dei linguaggi giovanili. L’ascolto e il discernimento devono essere comunitari, proprio perché tutta la comunità parrocchiale possa decidere come interpretare e come relazionarsi con i giovani. La comunità non può non domandarsi quali siano le risorse e i doni che i giovani possiedono per lo sviluppo della propria vita e della propria missione.

Un terzo passo è quello del protagonismo dei giovani nella vita quotidiana e nell’azione della comunità. Una comunità che incarna la vocazione educativa cerca di coinvolgere i giovani, in tutti gli aspetti della propria vita, per riceverne il contributo necessario alla crescita della stessa comunità. 

Un quarto passo è quello della progettualità: notevoli sono i documenti pontifici di riferimento. A volte, di fronte al compito di progettare, si avverte un certo disagio. Senza una tensione progettuale la soggettività della intera comunità cristiana rimane un’utopia: è il progetto che organizza, in funzione dei giovani, quella fondamentale risorsa che è la comunità. In essa, infatti, esistono situazioni e carismi diversi. C’è bisogno di orientare l’azione pastorale al mondo giovanile stabilendo con chiarezza i compiti e i ruoli. C’è anche bisogno di una visione unitaria e complessiva del cammino di fede, tale da assicurare quella continuità di cui tante volte sentiamo la mancanza. 

Un quinto passo riguarda il tentativo quanto mai urgente di risvegliare la responsabilità educativa degli adulti, dentro e fuori gli ambienti comunitari, di incarnare i ruoli educativi nel contesto della soggettività pastorale della comunità cristiana.

Casa Wojtyla è un laboratorio che intende offrire un ambiente educativo attento alla crescita dei bambini, dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani. Il carattere principale dell'attività propone perciò a tutti un percorso di crescita, di relazione comunitaria vissuta nel tentativo di valorizzare il singolo nella sua globalità.

Lo stile che guida tale attività è quello tipico dell'oratorio – nasce infatti da tale ambiente – e offre perciò una forte valenza educativa e di grande accoglienza impregnata di valori umani e cristiani. Questa attività rappresenta ormai un punto di riferimento per tutte quelle famiglie che vogliono far vivere ai loro figli un interessante momento di incontro, ma soprattutto di crescita, in un ambiente educativo. 

Perché riteniamo importante la vita comunitaria parrocchiale?

C'è un bisogno immenso di affiancare i ragazzi nella loro crescita soprattutto nella vita quotidiana e nel tempo libero per aiutarli a relazionarsi con gli altri, giocare, stare allegri ed essere utili agli altri. C'è bisogno di scommettere, anche in una pastorale del tempo libero, nell'educazione.

C'è anche un numero di adolescenti e di giovani che non sanno come occupare la propria giornata, come spendere la propria vita: sono generosi, desiderosi di fare qualcosa e rendersi disponibili. Attendono solo di essere chiamati e si mostrano contenti di essere utili.

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